Siamo pronti per il 5.0?

L’ uomo ha la caratteristica di guardare sempre avanti, cominciamo a parlare di 5.0

L’ uomo ha la caratteristica di guardare sempre avanti, di voler raggiungere sempre lo step successivo, tanto che si prospetta già all’ orizzonte qualche definizione che contiene 5.0; si parla di Industria 5.0 dipingendo scenari che ipotizzano come “quotidianità” l’introduzione dei cobot all’ interno delle organizzazioni produttive. Per cobot si intendono robot collaborativi con l’essere umano che a differenza dei “normali” robot, che operano oggi in maniera autonoma per lo svolgimento di operazioni ben definite,  interagiscono con l’ uomo in maniera complessa.

Secondo Esben H. Østergaard, di Universal Robots, “l’Industria 5.0 porterà le mani e le menti umane al centro della nuova manifattura”, perché In ogni rivoluzione industriale l’uomo è stato e sarà sempre centrale; possiamo quindi definire l’Industria 5.0 come una “collaborative industry” in cui c’è la piena integrazione tra uomo e tecnologia.

Tutto questo dovrebbe farci porre una domanda, se siamo pronti per questo step o forse non sia meglio valutare i risultati raggiunti con l’Industria 4.0 e fermarci a riflettere su 4.5.

Abbiamo detto che il futuro vedrà sempre di più l’integrazione tra uomo,  fabbrica e macchinari e il linguaggio comune, qualsiasi esso sia, avrà come base lo scambio di dati, dati che dovranno essere raccolti, elaborati ed interpretati dalle persone che quotidianamente lavorano e gestiscono la fabbrica, a tutti i livelli e a tutte le mansioni.

Se ne deduce che la vera leva che può dare compimento a tutti gli sforzi sia la crescita delle persone.

Sono i fattori in costante evoluzione che abilitano il progresso tecnico che, oltre alle innovazioni nel processo produttivo, riguardano i miglioramenti nell’organizzazione del lavoro e nelle tecniche manageriali, nell’esperienza e nel livello di istruzione raggiunto dalla forza lavoro.

Bene gli incentivi alla formazione recuperati in Manovra Economica, ma opinione generale è che serva una rivoluzione nella mentalità imprenditoriale e politica per dare senso a incentivi e agevolazioni che pur se disponibili rischiano di risultare inutili qualora le aziende non considerino come una priorità lavorare sulle competenze delle proprie persone.

Serve un cambiamento culturale, per valorizzare e sfruttare le potenzialità della tecnologia che oggi PLANNET è in grado di offrire alle aziende che guardano al futuro come una sfida da vincere in un mondo sempre più globalizzato, dove l’informazione porta con sé e diffonde i dati che servono per valutare e dare risposte a domande sempre più complesse sui temi della produttività.